Queste le parti salienti all'interno della Sentenza del 27/03/2024:
 
"Il Collegio, da tale condotta processuale, ritiene di poter desumere, ai sensi dell’art. 64, comma 4, c.p.a. e tenuto conto di tutte le considerazioni sin qui esposte, argomenti di prova atti a corroborare ulteriormente l’illegittimità dell’operato ministeriale."

-In particolare, con tale mezzo di gravame i ricorrenti hanno contestato la legittimità del gravato decreto ministeriale n. 86/2020 per “Violazione di legge con riferimento all’art. 41 e all’art. 4 Cost.”. Più in dettaglio, i ricorrenti hanno lamentato che il Ministero resistente, con l’adozione dell’impugnato decreto, abbia illegittimamente protratto il regime di moratoria al rilascio di nuove autorizzazioni, introducendo un vincolo allal ibertà di iniziativa economica delle imprese del settore che non trova giustificazione alcuna in ragioni di utilità sociale. Secondo la prospettazione dei ricorrenti, la sospensione dell’efficacia del decreto ministeriale n. 4/2020 risulterebbe illegittima in quanto priva di giustificazione, sproporzionata e, dunque, in contrasto con gli artt. 4 e 41 della Costituzione.-

- è stato del pari chiarito che l’individuazione dell’utilità sociale non deve essere arbitraria e gli interventi del legislatore non possono perseguirla con misure palesemente incongrue (cfr.,ex multis, C. cost. sentt. nn. 85/2020, 151/2018, 47/2018 e16/2017) o mediante la previsione di prescrizioni eccessive, tali da “condizionare le scelte imprenditoriali in grado così elevato da indurre sostanzialmente la unzionalizzazione dell’attività economica […], sacrificandone le opzioni di fondo o restringendone in rigidi confini lo spazio e l’oggetto delle stesse scelte organizzative” (cfr. C.cost., sent. n. 548/1990).-

- Tale misura, invero, appare tesa a perseguire uno scopo di tipo protezionistico, risolvendosi in una misura adottata ad appannaggio degli interessi economici di una specifica e ben individuata categoria di operatori, attiva in un mercato merceologico contiguo a quello nel quale operano le imprese esercenti il servizio di NCC.-

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza),definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il decreto prot. n. 86 del 20 febbraio 2020 del Capo Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Condanna il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla rifusione delle spese di lite in favore dei ricorrenti, che liquida in complessivi euro 3.000,00(tremila/00), oltre accessori come per legge e rimborso del contributo unificato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 marzo 2024


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