Care imprese e autisti, cari colleghi NCC
pensavamo che fosse improbabile o impossibile poter vivere quanto spesso la cinematografia mondiale ci offre in “spettacoli” pandemici con ipotetiche diffusioni incontenibili da virus potenti e sconosciuti.
Sebbene però, li seguiamo appassionati, chi più e chi meno, restando incollati alle tv o grandi schermi destando stupore si, ma comunque affascinati.
E chi, di ognuno di noi, non ha mai immaginato se tutto quel che veniva riprodotto dalle varie pellicole, si fosse tramutato in realtà? Anche soltanto per un giorno. Un giorno solo.
Io immagino di si, come immagino anche la sensazione che ognuno di noi, oggi, è “costretto” a vivere, ripercorrendo esattamente quanto allora vedevamo con clamore e stupore davanti agli schermi e che oggi si è tramutata in triste -ma non del tutto- realtà.
Una realtà fatta da “conte” di morti e contagiati, dove ognuno è predisposto ad esprimere giudizi o dare delle interpretazioni.
 
Le straordinarie misure di contenimento a livello sociale, però, se da un lato ci portano alla restrizione quasi assoluta delle nostre vite, tenendoci chiusi nelle case a subire tutte le nostre autorevoli ire e senza poter assecondare le nostre frustrazioni, dall’altro ci conducono inevitabilmente a nuove scoperte fatte di umanità, di compassione, di solidarietà. Sfido infatti ognuno a non aver mai e sottolineo mai destato cenno di misericordia nei confronti delle persone che, attraverso i vari canali di informazione, ci vengono rappresentate come colpite inevitabilmente da questa pandemia scoppiata per fatti da noi inconcepibili. E per quanto ci sforziamo, esprimiamo ad ogni modo le nostre convinzioni, temendo però la situazione e subendone inermi i devastanti effetti.
Medici, infermieri, forze armate. Tutti chiamati a lavori straordinari. Attenzione però, perché il Dr. Rossi, l’infermiere Bianchi o il Colonnello Neri (tutti i nomi di pura fantasia) sono persone, proprio come tutti noi e non di certo un dettato della nostra immaginazione. Persone che con dignità lottano ogni giorno anche per la nostra Nazione. Che non possono fermarsi a giudicare giornali, telegiornali, Governo, Stato, ma debbono assolutamente agire ed esclusivamente per la salvaguardia del nostro belpaese e tutti gli abitanti in esso costituiti.
 
Ma quanto è bella la nostra categoria pero?! Bistrattata più volte dalle istituzioni. Non riconosciuta nel modo giusto dalle stesse. Lei però incurante, si mette alla prova ancora una volta, in discussione costante. È paradossale ma è la concretezza che spesso fa venir fuori le differenze. La nostra libertà di impresa infatti, ci pone davanti alle molteplici possibilità anche nei casi come questi o, meglio, nel caso come questo, assoluto e sconosciuto da tutti, anche dai medici stessi, nonché dalla Governance attuale. Nessuno di noi ha potuto mai vivere quanto sta accadendo in questi giorni e quindi ognuno agisce secondo il proprio istinto rispetto al clima che seppur surreale, resta di fatto concreto. Tangibile prepotentemente ogni giorno nella vita di ognuno.
Ho sentito di iniziative spontanee da parte di imprese NCC, volte nell’intento di aiutare la comunità, semplicemente per un dettato di coscienza, di civiltà, tentando di mettersi a disposizione del proprio quartiere con consegne di beni primari a titolo gratuito presso il domicilio di persone impossibilitate ad uscire. Imprese volte a mettersi a disposizione a titolo gratuito per personale medico e sanitario, delle farmacie.
Voglia di riempire il proprio ego potrebbe dire qualcuno. E se pur fosse?
È proprio il nostro ego a necessitare di certezze per poter crescere e darci la forza di mettere in atto le nostre idee. Quindi farei un plauso a tutte queste imprese del nostro comparto, quello del Noleggio con Conducente, che spinte principalmente da estrema ed assoluta solidarietà, tentano di mettersi a disposizione della nostra immensa comunità.
 
Farei un plauso a tutti noi, che spinti da un immenso civico, solidari tentiamo di rispettare quanto ci viene suggerito, semplicemente perché siamo un grande popolo. Siamo il Popolo. Seppur sconnessi socialmente, pronti ad essere utili per questa società. Tutti verso un’unica direzione.
Questo maledetto virus sembra in qualche modo volerci insegnare che poi alla fine, siamo tutti uguali, senza differenze alcune tra ceti sociali che per ovvia natura economica si contraddistinguono. Ma tanto a lui, il virus, poco importa del portafoglio di ognuno, perché colpisce chiunque, e di certo non si pone il concetto di distinzione.
E noi? E quel popolo cosa fa? Risponde con decisione alla chiamata che per tutto quanto riportato, eseguito, seppur tremolante per paura, esegue con dedizione gli ordini declinando da ogni indisciplina.
 
I silenti quartieri svegliati a suon di inni nazionali, dalle più celebri canzoni del grande classico all’italiana.
Gli appuntamenti con le video chiamate nel tentativo di restituire la giusta forma di visi e corpi che in questo triste momento diventato meno nitidi, apprezzandone voci, suoni e rumori.

Ora qualcuno di voi penserà che tutto questo sia inutile perché per combattere c’è bisogno di altro. Invece no, rispondo io. Abbiamo bisogno anche di questo per risalire la china. Abbiamo necessità di riapprezzare i valori che soltanto fino ad un mese fa erano ormai scontati nelle nostre vite.
In fila due ore al supermercato per esempio, si possono apprezzare, si, dico apprezzare, i racconti delle persone. Delle persone esattamente come tutti noi. Sfido ogni fumatore ad esser entrato nel tabaccaio e fregarsene di tutto e tutti nel momento dell’acquisto di quel pacchetto che concede loro quel poco di rifugio, scaricando le loro ire. Oggi no, mi metto in fila, attendo ed ascolto le persone e, perché no, ci parlo anch’io.
Stiamo avendo tutto il tempo per chiamare amici che non sentivamo da mesi, da anni. Stiamo avendo, inconsapevolmente, la possibilità di restituirci i valori assoluti di questa stupenda vita. O più semplicemente stiamo riscoprendo passioni gettate nel cestino dei ricordi, dimenticate perché indaffarate dal nulla. Sempre pronti a darci delle scuse per non fare, non chiamare, non apprezzare.

Quanto è buono il profumo del pane, l’odore della pizza?! Che bello vederli uscire dai nostri forni, mentre i figli giocano e riempiono casa di vivacità, di essenza. I figli. Quei figli a cui non riusciamo mai a dedicare il giusto tempo, quello necessario per farci capire che siamo dei genitori perfetti e che, fuori da questo momento invece, davamo loro la stretta necessaria attenzione. Una moglie, un marito fra i quali la frase ti amo era ormai un dovere dettato dall’unione promessa, ma senza farci troppo caso.
 
Ora, per quanto sono stato tra gli scettici che credeva che gli inni dai balconi fossero inutili, qualche sera fa, senza appuntamenti nei vari social, da solo, mentre mia moglie e mia figlia si sono spostate per 100 metri a gettare l’immondizia, mi sono messo a tutto volume il nostro inno, quello di Mameli e pensando a tutto questo, ho riavuto il mio orgoglio Nazionale. Quindi finito il giro di trombe, ho iniziato a canticchiare incerto le prime parole: “fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…” e pian piano l’emozione si è fatta sentire, i brividi accapponavano la pelle ed una lacrima solcava il mio viso. “Dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa, dov’è la vittoria? Le porga la chioma, e schiava di Roma, iddio la creò”. Nel frattempo, le mie donne stavano tornando e sentendomi, iniziarono a corrermi incontro, mi abbracciarono e ci dicemmo: “ce la faremo!”. Poi insieme, abbracciati: “stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, siamo pronti alla morte, l’Italia chiamò. Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, siamo pronti alla morte, l’Italia chiamò, sì!”.
 
Uniti si vince, il nostro motto di sempre. Uniti si vince. Sì.
Uniti ce la faremo, perché siamo noi lo Stato e siamo noi che ci aiuteremo a ritrovare la luce.
Dobbiamo esser noi a non dimenticarci di questi giorni, tenendoli vivi coi nostri figli e nipoti e amici
E allora, con lo stesso Elmo di Scipio a cingere le nostre teste, troviamo la nostra vittoria! Oggi più che mai.
 
Buona fortuna a tutti.
Il Direttore
Marco Palumbo


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