Una storia che sa d'irreale, una vicenda identica a tante altre che a tutt'oggi risultano  più che mai attuali. Quanto accaduto ad un noleggiatore, nostro associato, è una storia come le tante che in questi ultimi giorni stanno sconvolgendo la vita di tanti padri di famiglia, onesti lavoratori che con una autorizzazione presa con bando di concorso inizia una attività lavorativa quale è il noleggio con conducente e lo fa in un mercato, quello romano, dove da circa 30 anni non vengono rilasciate autorizzazioni NCC nonostante la richiesta di mobilità sia cresciuta di oltre il 300% dal 1993. Quindi con la bella macchina e la nuova autorizzazione si mette sul mercato con quella voglia e gioia che prende l'anima di chiunque si presenti ald un nuovo lavoro il primo giorno. Certo non avrebbe mai potuto immaginare cosa gli sarebbe accaduto da li a breve, era il 2007. L'autorizzazione viene rilasciata dal Comune di Gorga (Lazio) e la rimessa è stabilita nel medesimo comune, il malcapitato, residente a Roma, inizia a lavorare diligentemente nella sua città di residenza ma nel 2008, sotto pressione delle sigle sindacali del settore taxi, i politici a questi amici modificano la legge che regolava il settore NCC e le stesse sigle iniziano a fare book fotografici delle targhe riferibili ad autorizzazioni rilasciate da comuni diversi da quello di Roma e che in detta città esercitano la professione, la stessa attività che ancora oggi viene messa in atto, dopo le foto partono le segnalazioni ed esposti, in particolare sempre alle stesse FF.OO. e sono sempre gli stessi agenti che indagano con ritondanza di indizi, che sporgono denunce alle Procure nei confronti degli NCC "burini" e a volte anche contro dirigenti delle P.A. Locali e comandanti delle Polizie Locali. Insomma, ieri come oggi, con una ricerca esasperata ed esasperante della prova, anche la più inutile, attraverso l'elaborazione dell'inverosimile teorema raccontatogli da quelle sigle sindacali che difendono il loro misero lavoro a raffiche di denunce verso altri lavoratori.
Salvatore, questo il nome del nostro associato che è stato coinvolto in una cosa più grande di lui, viene interrogato dai Carabinieri di Colleferro ed indacato per corruzione (oggi avviene per falso ideologico, cambia l'ipotesi di reato ma la sostanza rimane la stessa), poichè non rimetteva il veicolo nella rimessa del Comune di Gorga dove il proprietario della rimessa era il Comandante della Polizia Locale, il teorema era il seguente: non rimetti il mezzo a Gorga, lavori a Roma e paghi l'affitto (con vaglia) al Comandante dei vigili affinchè non faccia le verifiche del mantenimento del requisito della rimessa. Salvatore rimane sconvolto da quell'invito dei Carabinieri che gli contestano l'accusa, inizia così, suo malgrado, un processo penale, subisce dei cautelari, sequestro del veicolo ma non solo, lui viene messo in carcere ai domiciliari (3 mesi) e nel 2016 viene condannato in primo grado dal Tribunale di Velletri. Salvatore ormai senza lavoro e condannato impugna la sentenza di condanna e nel 2017 viene finalmente prosciolto perchè il fatto non sussiste, ma non basta il nostro associato vince la causa di risarcimento del danno e lo Stato italiano in questi giorni lo risarcirà per il danno ingiustamente subito con tanto di scuse.
queste le dichiarazioni dell'Avv. Marco Piancatelli che ha seguito Salvatore:

“Questa sentenza è un monito a tutti quelli, e ce ne sono ancora tanti, che perseguono l'idea che si possa processare un cittadino perché non rientra in rimessa con la propria vettura o che non rientrare in rimessa sia una condotta che vada coperta ponendo in essere un qualche reato (nel caso in questione, ad esempio, si era ipotizzata la corruzione del vigile urbano del paese).Uscire fuori da questo impianto accusatorio è stata una battaglia legale dura e durata anni, nella quale ci siamo dovuti scontrare contro il muro di gomma eretto da Procura, Gip e Tribunale del Riesame, tutti coesi contro un onesto cittadino, incensurato, ma ugualmente descritto come un delinquente. Alla fine, però, la Corte di Appello ci ha dato giustizia e ridato dignità, assolvendo il mio assistito con una sentenza talmente granitica che la Procura Generale non ha nemmeno ritenuto di ricorrere in Cassazione. A seguire, poi, pure la gioia dell'indennizzo per ingiusta detenzione. Più una soddisfazione morale che economica, ma ugualmente importante per chiudere questa brutta vicenda.Purtroppo le vigenti leggi prevedono che a pagare i danni riconosciuti al sig. Soldano sarà lo Stato Italiano, e, quindi, noi cittadini italiani, e non, di tasca loro, quei magistrati che ne sono stati responsabili con i loro provvedimenti.”

Aggiungiamo noi che dovrebbero pagare anche coloro che hanno messo in piedi il menzionato teorema. Auspichiamo che le Pubbliche Amministrazioni, le FF.OO, le Procure, i GIP ed i magistrati in genere, leggano attentamente le norme nel coordinato disposto dalla legge di settore e dalle sentenze della Corte Costituzionale, verificheranno così che la legge 21/1992 oggi è ininterpretabile. Alla politica diciamo basta! E' ora di cambiare una legge modificata non dalle parti sociali che rappresentano il settore ma da coloro che sono in concorrenza e che, attraverso interpretazioni parziali delle norme, inducono le FF.OO. ad intrapendere percosi dannosi per coloro che vengono colpiti e per lo Stato stesso.

Su autorizzazione dell'Avv. Piancatelli e di Salvatore Soldano si riproduce la sentenza di risarcimento del danno
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