In attesa di una più attenta analisi da parte dei legali che hanno redatto la memoria Amicus Curiae: Prof. Aldo Sandulli, Avv. Benedetto Cimino, Avv. Giorgio Sicari e Avv. Francesco Vannicelli, si ritiene opportuno entrare nel merito della Sentenza n. 56/2020 della Corte Costituzionale per la competenza che spetta a questa Associazione Nazionale Imprese Trasporto Viaggiatori -ANITraV.
 
La Suprema Corte Costituzionale ha sancito che l’ultima legge emanata in materia di ncc e taxi è in parte incostituzionale e, dunque, illegittima e come tale immediatamente cancellata nelle parti cassate dall’ordinamento giuridico. Inoltre, la Corte Costituzionale ha fornito importanti spunti per indirizzare l’interpretazione delle altre norme non annullate e rimaste vigenti nonché per guidare l’operato delle Pubbliche Autorità e della Magistratura nelle future attività di organizzazione del comparto e attuazione delle regole.
 
Vediamo in che termini.
 
Dove la Sentenza interviene sull’illegittimità costituzionale:
 
La Corte Costituzionale è intervenuta, in questa prima occasione, su un aspetto  particolarmente critico della legge 15 gennaio 1992 così come modificata dapprima dal “famigeratoart. 29, comma 1quater del DL 207/2008 (convertito con legge 14/2009), e successivamente dall’art. 10bis del DL 135/2018 (convertito con legge 12/2019) e cioè ha ritenuto costituzionalmente illegittimo il secondo periodo del comma 4 dell’art. 11 della legge 21/1992, come modificato dall’art. 10bis della legge 12/2020: è incostituzionale l’obbligo del rientro a rimessa alla fine, e prima dell’inizio, di ogni servizio.
 
In particolare, l’obbligo di rientrare in rimessa, per ogni singolo servizio, è irragionevole e quindi viene cassato dalla Corte, poiché “si risolve infatti in un aggravio organizzativo e gestionale irragionevole, in quanto obbliga il vettore, nonostante egli possa prelevare e portare a destinazione uno specifico utente in ogni luogo, a compiere un viaggio di ritorno alla rimessa a vuoto prima di iniziare un nuovo servizio”.
 L’irragionevolezza risiede anche nel fatto che risulta evidente la possibilità di operare in ogni luogo, anche fuori dalla territorialità “ottimale” (provincia) e ciò nonostante all’operatore ncc non viene consentito di iniziare un nuovo servizio proprio dal luogo in cui si è concluso il servizio precedente”.
 
Secondo la Corte Costituzionale, l’illegittimità deriva dal mancato superamento del “test” di adeguatezza e proporzionalità della norma rispetto all’intento del legislatore: ossia, la finalità di assicurare, nell’ambito della legge quadro sui servizi pubblici non di linea, che il servizio di trasporto dell’operatore ncc, fosse rivolto a un’utenza specifica e non indifferenziata, come lo è invece per il servizio taxi.
 
La decisione della Corte, conseguentemente comporta l’eliminazione di ulteriori punti strettamente legati al precedente, che concedevano delle deroghe all’obbligo di rientro in rimessa per ogni singolo servizio (l’art. 4bis della legge 21/1992, come aggiunto dalla lettera f) dell’art. 10bis legge 12/2019).
 
Ciò comporta chiaramente ed indiscutibilmente la possibilità di cumulo, anche attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici, di più servizi nell’arco della giornata lavorativa, senza obbligo di rientro, all’esaurimento di ciascun di essi, nella rimessa situata nell’ambito della provincia dove ricade il comune che ha rilasciato l’autorizzazione.
 
Ulteriore ed ultimo punto eliminato è, sempre conseguentemente all’eliminazione del suddetto obbligo di rientro, il comma 9 dell’art. 10bis, che concedeva ulteriore deroga di due anni al rientro in rimessa per l’impresa ncc che aveva un contratto in essere per un arco temporale di 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge 12/2019.
 
Questa determinazione, con la soppressione del comma 9 art. 10bis, ha di fatto riconosciuto la validità dei contratti vecchi, attuali, futuri e cancella con un colpo di spugna termini di durata, data certa e registrazione del contratto di trasporto.
 
Ulteriore aspetto sulla concorrenza
 
La Corte Costituzionale ha chiarito anche un aspetto che da tempo veniva dibattuto in diverse sedi, anche istituzionali, e cioè che il servizio di noleggio con conducente rientra nel Trasporto Pubblico Locale.
 
 Perché questa definizione oggi assume un’entità importante per il comparto ncc?
 
Gli aspetti sono diversi ma quello che si ritiene più immediato affrontare è che quanto deciso dalla Corte deve costituire monito per tutte le Pubbliche Amministrazione (Stato, Regioni, Province e Comuni).
 
Se quindi il noleggio con conducente è un TPL, come il servizio di taxi, qualcuno dovrà spiegare nelle sedi opportune perché le P.A., negli ultimi 28 anni, non abbiano emesso titoli autorizzativi nelle città dove le licenze taxi sono invece cresciute a dismisura (es: a Roma licenze taxi 8000 mentre autorizzazioni ncc 1000 – Milano licenze taxi 5000 mentre autorizzazioni ncc 239).
 
La violazione è proprio su quella tutela della concorrenza ponderata, mercato per mercato, espressa dalla Corte Costituzionale, dove ritiene legittimo l’intervento dello Stato a regolare la tutela della concorrenza, allorquando, come nel caso di ncc e taxi , lo stesso Stato individui la necessità di regolare due entità che operino in uno stesso mercato anche se con differenti peculiarità (utenza specifica per ncc e indifferenziata per taxi); si può certamente dire che, nel caso di specie, così non è avvenuto, poiché una ragionevole regolamentazione della concorrenza non è stata mai messa in essere, determinando di fatto un monopolio del mercato TPL da parte del comparto taxi, tant’è che, come da esempio sopra riportato, sono state rilasciate 8000 licenze taxi a fronte di solo 1000 autorizzazioni ncc.
 
I criteri per il rilascio di licenze e autorizzazioni sono identici proprio perché entrambi i servizi vengono esercitati nello stesso mercato del TPL, ma da circa 30 anni nessuna delle P.A. competenti, e tantomeno lo Stato, se ne è preoccupato.
 
Nella speranza di essere riusciti a chiarire parte della sentenza della Corte Costituzionale cerchiamo ulteriormente di rispondere alla domanda posta più frequentemente in questi giorni: ma abbiamo vinto o no noi ncc?
 
La risposta a nostro giudizio è CLAMOROSAMENTE SI!
 
La vittorie, anzi, sono forse due:
la prima, perché ciò che i tassisti volevano per gli ncc ha ormai totalmente perso ogni significato, dopo la sentenza della Corte, che ha eliminato il rientro in rimessa dopo ogni singolo servizio;
la seconda, perché avendo la Corte accomunato il noleggio con conducente e il servizio taxi nello stesso segmento del TPNL, i tassisti dovranno aspettarsi il rilascio di un numero di autorizzazioni ncc almeno pari a quante sono le licenze che operano nello stesso mercato, territorio per territorio,  per riequilibrare il mercato e tutelare la concorrenza, così come indicato dalla Consulta proprio nei motivi di rigetto sul punto, sollevato dalla Regione Calabria, in merito al presunto illegittimo intervento dello Stato in materia di concorrenza; infatti la Corte richiede “una disciplina uniforme finalizzata a garantire condizioni omogenee di mercato e assenza di distorsioni della concorrenza su base territoriale”.
 
Tale condizione, da sempre, non è mai stata soddisfatta e rispettata, in quanto l’esiguo numero di titoli autorizzativi ncc contrasta con l’elevato numero di licenze taxi rilasciate in particolari ambiti territoriali, come Roma, Milano, Firenze, Napoli ecc. e ha determinato un assoluto e totalmente illegittimo, monopolio del settore taxi nel TPNL.
 
Differenze tra NCC e Taxi evidenziate dalla Corte Costituzionale con la Sentenza 56/2020
 
Da sempre lo sappiamo, la differenza tra i due comparti degli autoservizi pubblici non di linea è individuata attraverso l’utenza e cioè, per il noleggio l’utenza è specifica e per il taxi indifferenziata; la Corte ha fissato un principio nuovo, scontato ma sempre contrastato dal comparto taxi, affermando che le prenotazioni di servizio, rivolte dall’utenza alle imprese ncc, possono essere effettuate attraverso strumenti tecnologici, ciò perché proprio la richiesta personale dell’utente rende selettivo il servizio, così come voluto dalla norma, indifferentemente dallo strumento utilizzato, indipendentemente dal fatto se il vettore sia nella propria rimessa o sede od anche nell’esercizio dell’attività lavorativa fuori da dette strutture, ovvero dal territorio ottimale della provincia ove ricade il comune che ha rilasciato l’autorizzazione.
 
La Sentenza sottolinea che il vettore, nell’esercizio dell’attività di noleggio con conducente, possa eseguire esclusivamente servizi richiesti dall’utenza e ad esso rivolti, e che non sia in sosta su strada a disposizione di una utenza indifferenziata, a cui invece è dedicato il servizio di taxi ovvero di piazza.
 
Al contempo, visto quanto sostiene la Corte in merito alla definizione di utenza specifica, individuando la prenotazione del servizio di questa anche con strumenti tecnologici, forse si potrebbe consequenzialmente sostenere che i tassisti non potrebbero fare utilizzo di tali strumenti, in quanto metterebbe in atto una distorsione della concorrenza nel TPNL, poiché farebbero uso di prenotazione e non si rivolgerebbero dunque alla loro utenza indifferenziata.
 
Tale osservazione della Corte e soprattutto la definizione di utenza specifica quale utenza che si rivolge al vettore ncc con prenotazione attraverso strumenti tecnologici, apre la discussione sulla legittimità di My-taxy, tutte le centrali radio e tutte le eventuali altre app che si rivolgono al servizio di taxi: ossia di tutte quelle strutture intermediarie tra il tassista e l’utenza, e di quei contratti che molte coop taxi hanno sottoscritto con enti pubblici e privati, che producono l’effetto di snaturare il carattere di offerta indifferenziata, propria del servizio taxi, per esorbitare nel mercato dei servizi destinati all’utenza specifica, proprio del servizio ncc e riservato ai noleggiatori.

Questa la prima parte del viaggio di ANITraV dentro la Sentenza della Consulta n. 56/2020, come detto siamo in attesa di un ulteriore approfondimento da parte del team dei legali a cui l'Associazione si è rivolta per la stesura della memoria Amicus Curiae presentata alla Corte in merito al ricorso della Regione Calabria.

Il Presidente
Mauro Ferri


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