BOLT e l’accesso civico agli elenchi NCC: un metodo che crea tensioni e mette in difficoltà i Comuni.
Negli ultimi giorni numerosi Comuni italiani stanno ricevendo da parte di BOLT richieste di accesso civico generalizzato finalizzate ad ottenere gli elenchi completi delle autorizzazioni NCC attive, comprensive dei dati dei titolari, delle sedi operative, delle PEC e di ulteriori recapiti professionali.
La vicenda sta generando forte preoccupazione non solo tra gli operatori del settore NCC, ma soprattutto tra le Pubbliche Amministrazioni locali, già sottoposte quotidianamente a forti pressioni derivanti dal conflitto permanente tra il comparto taxi e quello del noleggio con conducente.
Nel documento inviato ai Comuni, BOLT motiva la richiesta richiamando il diritto di accesso civico previsto dal D.Lgs. 33/2013 e sostenendo che i dati richiesti riguarderebbero esclusivamente attività economiche autorizzate. Tuttavia, al di là della legittimità formale dello strumento utilizzato, ciò che desta forte perplessità è il metodo scelto e l’effetto concreto che questa iniziativa sta producendo sui territori.
Molti enti locali, infatti, interpretano tali richieste come un possibile segnale di criticità o di futura esposizione amministrativa. In diversi casi si stanno già avviando verifiche straordinarie sui titoli autorizzativi NCC, con conseguente aggravio burocratico e con il rischio di alimentare un clima di sospetto generalizzato verso operatori che lavorano regolarmente da anni.
Ed è proprio qui che emerge una criticità politica e istituzionale che non può essere ignorata.
Se davvero l’obiettivo di BOLT fosse stato quello di comprendere meglio l’assetto autorizzativo del settore NCC italiano, sarebbe stato naturale e opportuno aprire preventivamente un confronto con le associazioni nazionali di categoria, a partire da ANITRAV, che da anni rappresentano il comparto e conoscono perfettamente le dinamiche amministrative, normative e territoriali del settore.
Un coinvolgimento delle associazioni avrebbe probabilmente consentito di individuare strumenti più equilibrati, evitando di creare allarme presso i Comuni e di innescare controlli generalizzati che oggi stanno ricadendo sugli operatori NCC.
Le organizzazioni di categoria avrebbero potuto suggerire modalità più efficaci e meno invasive per svolgere eventuali attività conoscitive, indirizzando BOLT verso strumenti istituzionali già esistenti, come il RENT – Registro Elettronico Nazionale Trasporto – nato proprio per consentire verifiche e controlli in modo uniforme, centralizzato e trasparente.
Scegliere invece di procedere unilateralmente attraverso richieste massive di accesso civico rischia di produrre un duplice effetto negativo:
La sensazione è che sia mancata una reale interlocuzione con chi rappresenta quotidianamente il comparto e ne conosce le fragilità, le criticità amministrative e le conseguenze che determinate iniziative possono produrre sui territori.
Come rappresentanti del settore NCC riteniamo che la trasparenza sia un valore importante, ma debba essere perseguita con responsabilità e buon senso istituzionale, evitando azioni che possano trasformarsi in fattori destabilizzanti per le imprese e per le amministrazioni locali.
Gli NCC italiani operano già all’interno di un quadro normativo estremamente complesso, sottoposti a continui controlli, verifiche e contestazioni. In questo contesto, iniziative massive come quella avviata da BOLT rischiano di compromettere ulteriormente il rapporto tra operatori e amministrazioni locali, senza apportare reali benefici al sistema.
Il settore ha bisogno di stabilità, collaborazione e confronto tra piattaforme, imprese e associazioni di categoria. Non di iniziative unilaterali che finiscono per creare nuove tensioni.
Il Presidente
Mauro Ferri